Per trasportare informazioni da una parte all’altra del proprio corpo, un vegetale si avvale di segnali non solo elettrici ma anche idraulici e chimici. Dispone quindi di tre sistemi indipendenti, e a volte complementari, che funzionano sia a breve che a lungo raggio e sono in grado di raggiungere regioni della pianta distanti tra loro da pochi millimetri a decine di metri. Vediamo rapidamente come funzionano.
Il primo sistema, basato su segnali elettrici, è uno dei più usati ed è, in pratica, lo stesso impiegato dagli animali e dall’uomo, anche se con qualche «personalizzazione vegetale». Per esempio abbiamo già detto che le piante non hanno nervi, cioè non possiedono quei tessuti dedicati alla trasmissione dei segnali elettrici che gli animali utilizzano per la conduzione degli impulsi nervosi. A prima vista si tratta di un bel problema: come fare a spedire in giro segnali elettrici senza avere tessuti dedicati? Le piante hanno trovato una soluzione molto funzionale: per i brevi percorsi questi segnali passano da una cellula all’altra tramite semplici aperture presenti sulla parete cellulare, chiamate «plasmodesmi» (dal greco plásma, struttura, e désma, legame); per i percorsi più lunghi (ad esempio quello dalle radici alle foglie) usano invece il «sistema vascolare» principale.
Come? Le piante non hanno un cuore, ma possiedono un sistema vascolare? Proprio così: al pari degli animali, anche i vegetali sono dotati di un apparato idraulico che serve principalmente per trasportare materiale da un punto all’altro dell’organismo e che funziona come un vero e proprio sistema vascolare, del tutto simile al nostro tranne per il fatto che è sprovvisto di una pompa centrale (cioè non ha un cuore, in accordo con la necessità di non possedere organi unici di cui abbiamo già ampiamente parlato). Le piante, dunque, hanno un apparato circolatorio che consente il trasporto dei liquidi dal basso verso l’alto e viceversa: una specie di sistema arterioso e venoso, che è detto «xilematico» quando funziona dal basso in alto e «floematico» quando i liquidi scorrono invece dall’alto in basso.
Lo xilema (dal greco xúlon, legno) è il tessuto di conduzione principalmente adibito al trasporto di acqua e sali minerali (ma vi transitano anche altre sostanze) dalle radici verso la chioma, mentre il floema (dal greco phloiós, corteccia) è il tessuto di conduzione che segue il percorso inverso, trasportando gli zuccheri prodotti dalla fotosintesi dalle foglie ai frutti e alle radici.
Lo scopo di questa circolazione interna è subito evidente se si pensa che l’acqua assorbita dalle radici è perduta per traspirazione dalle foglie in grande quantità, e deve quindi essere continuamente reintegrata, mentre gli zuccheri prodotti dalla fotosintesi – che rappresentano la principale fonte di energia della pianta – devono essere traslocati di continuo dal sito di produzione (le foglie) alle altre parti dell’organismo. Attraverso questo complesso sistema vascolare, i messaggi elettrici circolano in modo agevole e abbastanza rapido. Così, segnali che se fossero trasportati per via chimica impiegherebbero moltissimo tempo per arrivare a destinazione, possono viaggiare in poco tempo fra le radici e le foglie, trasportando messaggi urgenti quali quelli che riguardano lo stato idrico del terreno.
C’è poca acqua? Ce n’è molta? Le foglie, avvisate tempestivamente, si regoleranno di conseguenza.